IL CAMILLO

Giornalino del Liceo Classico e Musicale Cavour

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Dilemma

di Ottone Malberti

Vi proponiamo di seguito un articolo estratto dall' ex-giornalino del liceo:
Malebolge Anno V, n.1, gennaio-febbraio 1962, p.5

Ormai è fatta: seno m. 1,037, vita m. 0,70, bacino m. 1,030, peso kg. 49,500, altezza m. 1,65. La bellezza di Miss Universo 1961 ha queste dimensioni, peso, altezza volumi ed ormai non se ne esce; fino al prossimo concorso, fuori da quelle misure, non c’è bellezza!

Viene voglia però di sapere se l’hanno misurata e poi sentenziato che più belle di quella “miss” non ce ne sono oppure han stabilito che era la “superbella” e dopo han preso rigorosissime misure. Le conseguenze che ne derivano hanno un’importanza enorme per il ruolino di marcia che ogni ragazzina, da quindici anni in su, tiene aggiornato per arrivare piazzata, almeno, se non addirittura vincente, nella corsa per la bellezza.

Bastano insomma quelle misure per la superbellezza, oppure la Venere 1961 ha la vita di m. 0,70 così come potrebbe averla di m. 0,90 senza per questo perdere il titolo di Miss Universo? Le misure in metri e chilogrammi che fan spicco sui giornali son triste briciole di cronaca curiosa, oppure hanno l’importanza di un valore assoluto quale è quello dei punti trigonometrici? Buon per le giurie che le comparazioni non arrivino, forse per la mancanza di strumenti adatti, anche ai decimi di millimetro od ai centigrammi, perché in tal caso, per prendere le misure di una “miss” non basterebbe il reparto calibratura della “FIAT”.

L’han misurata prima o dopo? Le misure furono prese a tutte le concorrenti, così come si pesano cavalli e fantini prima della corsa, oppure furono rilevate soltanto alla “Miss” vincente dopo che, senza usare metri e bilance, fu ritenuta la ragazza più bella?

La bellezza non ha dimensioni, così come quella di un romanzo o di una poesia, per essere tale, non chiede certo libri rilegati in marocchino, impressi su carta seta, di non più di duecento pagine o cantici di soli cento versi. Sono soltanto la potenza e la pila di sesterzi ad aver bisogno di numeri, mentre la bellezza non soltanto di donna, ma di libro, di quadro, di scultura, di una seta, del fiore, di un brillante non vuol metri o chilogrammi, carati o grani: le bellezza a peso non ha senso.

Non sono questi giudici e questi giornaloni che riportano le misure al millimetro delle “Miss” che la mia ragazza non fa che misurarsi e che la madre le corre dietro con la fettuccina millimetrata: 1,035… 0,68… 1,65… 48! Cresce, s’affina, ingrossa, stazionaria, ginnastica, riposo, vitamina B, limone, docce scozzesi, spugnature calde, stufe… “Ancora tre millimetri e sarà raggiunta la misura della bellezza tipo”...

A questo concitato fraseggio, invariabilmente, la pazienza del sottoscritto supera il coefficiente di rottura ed il disgraziato fugge nella notte percuotendosi il petto, al canto di inni beduini.