IL CAMILLO

Giornale del Liceo classico e musicale Cavour

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Editoriale

“Non prendiamoci impegni per l’anno prossimo: ho un’idea”

Valentina Curatella e Simone Rizzo

“Non prendiamoci impegni per l’anno prossimo: ho un’idea”

Così è iniziato Il Camillo: un’idea, un gruppetto di ragazzi inesperti, una gran voglia di affrontare una nuova sfida (e magari saltare un po’ di ore di lezione).

Forti di quest’idea e dei nostri quindici anni appena compiuti, andammo in giro per i corridoi a parlare del progetto di riportare su carta Il Camillo (all’epoca chiamato I Resti del Camillo): prima con i direttori di allora, ragazzi che avevano la nostra età di adesso e che praticamente ci lasciarono carta bianca, poi con alcuni professori, tra cui ci fu chi tentò di dissuaderci dal tornare indietro nel tempo in un mondo che tendeva al digitale.

L’interesse più grande, non appena si venne a conoscenza del progetto, venne proprio dai cavourrini: scoprimmo che la scuola aveva uno spirito vivace e una voglia di fare che aspettavano solo di essere chiamati ad esprimersi: studenti di ogni età, inaspettatamente entusiasti, parteciparono alle prime riunioni di redazione durante le assemblee d’Istituto. Capimmo che proprio questo accomunava noi a loro, e tutti quanti alla stessa idea a cui stavamo dando vita: il voler lasciare un segno, una parola, un disegno, un click nella nostra piccola parte di storia, quella vissuta qui al Cavour.


C’era quell’idea nei nostri occhi spaventati, tra le luci e i microfoni dell’Aula Magna, il grande giorno della “conferenza stampa” per ufficializzare la nascita del nuovo giornalino. C’era quell’idea nelle nostre facce stanche dopo ore e ore passate al computer a cercare di districarci nell’universo burocratico della tipografia a cui mandarlo in stampa, le prime volte. C’era quell’idea nei nostri sorrisi grati ad ogni monetina che un generoso benefattore, studente, professore, ex allievo o genitore che fosse, lasciava nella scatola dei “contributi volontari”. C’era quell’idea nelle discussioni alle due di notte per completare la trascrizione delle interviste registrate, chiedendoci perché mai avessimo scelto di farle. C’era quell’idea nelle nostre risate su google meet, durante la pandemia, tentando di tenere vivo nella scuola l’entusiasmo spontaneo dei primi tempi. C’era quell’idea nelle litigate su quanti e quali colori dovessimo scegliere per la copertina, l’interno, gli inserti, l’oroscopo, l’ultima pagina (sarà per questo che li abbiamo eliminati?). C’era quell’idea nei nostri sguardi frustrati alla ricerca di soluzioni per i continui problemi, che sembravano sorgere uno dietro l’altro da ogni parte, e nei nostri sguardi fieri dopo averle trovate.


C’era quell’idea in ogni articolo scritto da un cavourrino che, per quanto sgrammaticato o inviato nel formato sbagliato, sosteneva e alimentava l’anima del Camillo.

C’è quell’idea oggi tra le pagine che tenete in mano. È in continua evoluzione, sempre rinnovata e affamata di nuovi stimoli; l’abbiamo vista crescere e lei stessa ha cresciuto noi, e siamo giunti al passaggio di testimone, al nostro ultimo intervento nel Camillo: con questo breve saluto dunque lo lasciamo volare, con la speranza di vederlo volteggiare sempre più alto, forte della propria storia e dell'intraprendenza dei cavourrini, sospinto da un vento di novità.

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