IL CAMILLO

edizione febbraio 2022

Intervista con il professor Cena

Quali sono i film più costosi della storia del cinema?

di Alessandro Carbone

Attualmente per andare a vedere un film al cinema il biglietto si paga dieci o undici euro circa, ma i film vengono ripagati con il totale dei biglietti venduti?

Ovviamente è diverso per ogni film e i dieci con il budget maggiore sono stati quasi tutti dei successi: ecco la classifica a partire dal “meno costoso”:

“Le cronache di Narnia: Il principe Caspian” è l’ultimo film della classifica, diretto da Andrew Adamson. Dopo che i quattro protagonisti (Lucy, Edmund, Susan e Peter, re e regine di Narnia), hanno lasciato il regno, degli uomini malvagi hanno invaso il territorio e sterminato buona parte degli abitanti. Il principe Caspian, nipote del sovrano, viene nominato erede al trono, ma quando suo zio ha un figlio ordina di uccidere Caspian. Il ragazzo scappa dal castello, e nella fuga suona il corno magico della regina Susan grazie al quale i quattro fratelli riescono a tornare e salvare Narnia.

Il film, ispirato ai libri, è costato 225 milioni di dollari più 175 milioni per il marketing, il totale dei biglietti venduti nel mondo è di circa 420 milioni.

“Avatar” è il film che ha incassato dai biglietti la più grande somma della storia del cinema, circa 2.8 miliardi, mentre il prezzo della produzione è stato di 237 milioni di dollari. Il film è ambientato nel 2154, quando la RDA (una compagnia interplanetaria terrestre), per estrarre i minerali all’interno di Pandora, vuole conquistare il pianeta sul quale però abita un popolo umanoide, i Na’vi, che lo difende. La compagnia interspaziale allora riesce a creare degli avatar dal DNA dei Na’vi che possano essere comandati da remoto da esseri umani. Jake, il protagonista, impara velocemente a controllare il proprio avatar, però alla prima spedizione nel territorio degli indigeni perde il gruppo e incontra i Na’vi, i quali gli insegnano le loro tradizioni.

“Harry Potter e il principe mezzosangue” è costato 250 milioni di dollari e ha incassato 934 milioni di dollari. Il giovane mago Harry, il ragazzo che è sopravvissuto a Voldemort, il mago più pericoloso di tutti i tempi, aiuta Albus Silente ad ottenere informazioni su Voldemort dal professor Lumacorno, che però non vuole collaborare. Il ragazzo viene poi ospitato a casa dei suoi amici Weasley, dove si riunisce con i suoi compagni di avventure Ron Weasley e Hermione Granger. Successivamente a Diagon Alley (la città dei maghi) il trio vede il nemico Draco Malfoy entrare nel negozio di Magie Sinister e Harry sospetta che Draco si sia unito ai Mangiamorte, i seguaci di Voldemort. Nel frattempo inizia il suo sesto anno alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts.

“Pirati dei Caraibi, oltre i confini del mare” ha avuto un budget di 250 milioni di dollari e dai biglietti un guadagno di poco più di 1 miliardo di dollari, è stato “Pellicola dei record” per quasi sette anni. Il film comincia con il capitano Jack Sparrow che salva l’amico Joshamee Gibbs, ma Jack, venuto a sapere che qualcuno finge di essere lui alla locanda “La figlia del capitano” sfida a duello l’impostore che si rivela essere una sua vecchia conoscenza: la seducente Angelica Teach, la quale lo rapisce e lo porta sulla nave di suo padre, Barbanera, che vuole arrivare alla fonte della giovinezza di cui Jack Sparrow conosce la posizione.

“Spiderman 3” il film che chiude la prima trilogia di Spiderman con Peter Parker interpretato da Tobey Maguire ha incassato 891 milioni di dollari circa dopo che per la realizzazione del film sono stati spesi 258 milioni. Nel film si vede Peter Parker alias Spiderman venire “infettato” dal simbionte “Venom” che lo rende più forte ma anche più aggressivo, nel frattempo scopre che l’assassino di suo zio è ancora vivo ed è appena scappato di prigione. La rabbia alimentata dal simbionte lo spinge a cercare vendetta proprio come Harry Osborn, il quale ha scoperto che Peter è Spiderman e pensa che abbia ucciso suo padre Norman Osborn.

“Rapunzel, l’intreccio della torre”, il classico disney ad avere il budget più alto: 260 milioni di dollari, l’incasso dei biglietti è stato di circa 591 milioni di dollari. Rapunzel, principessa rapita da bambina da una donna malvagia e intrappolata in una torre per diciotto anni, ha nei capelli un potere curativo e ringiovanente. Un giorno il ladro Flynn entra nella torre per scappare dalle guardie reali poichè aveva rubato il diadema della principessa perduta del regno. La ragazza lo stordisce e si impadronisce del diadema, poi stringe un patto con il giovane: lui le mostra il mondo esterno e lei gli restituirà il diadema. La donna che teneva Rapunzel nella torre nel frattempo scopre l’accaduto e comincia a dare la caccia alla ragazza.

“John Carter” con un budget intorno ai 265 milioni di dollari non ha reso come si sperava. Siamo nel 1881 e, dopo la morte dello zio John Carter, il nipote riceve un diario in cui ci sono scritti gli indizi per scoprire dove si trova il cadavere per proteggerlo. Nel frattempo nel 1868 John Carter si sta rifugiando con il suo compagno Powell in una caverna, ma all’improvviso un Thern, un alieno, li attacca, John lo uccide ma attiva per sbaglio un misterioso medaglione che lo trasporta su un altro pianeta. Qui Carter riesce a fare salti enormi grazie alla bassa gravità del pianeta e alla sua densità ossea più bassa. Viene poi catturato dai “Marziani Verdi” e scopre che sul pianeta era in corso una guerra che lo stava distruggendo.

“Pirati dei Caraibi ai confini del mondo”: Jack Sparrow questa volta è intrappolato nello scrigno dell’antagonista, Davy Jones, e i suoi compagni Will, Elizabeth, Barbossa, Gibbs e Dalma si recano nella dimensione dove il pirata è rinchiuso grazie all’aiuto di Feng, uno dei “Nove pirati nobili” (il consiglio superiore dei pirati). Nel frattempo la Compagnia delle Indie Orientali prende il controllo della nave di Davy Jones, l’Olandese volante e va a scontrarsi con la flotta dei Nove pirati nobili. Il film è costato la cifra di 300 milioni di dollari e ne ha guadagnati circa 963 milioni.

“Avengers Infinity War” con un budget di 316 milioni di dollari ha incassato la bellezza di poco più di 2 miliardi di dollari. Thanos invade la Terra per prendere le potentissime gemme dell’infinito che, se raggruppate, sprigionano un potere enorme solo schioccando le dita. Gli Avengers e i Guardiani della Galassia provano quindi a fermare il piano del titano di servirsene per dimezzare la popolazione universale.

“Avengers Endgame” il film che chiude l’Infinity Saga chiude anche la classifica da vincitore essendo costato 356 milioni di dollari, ma con un guadagno vicino a quello di Avatar: 2 miliardi e 797 milioni di dollari. Cinque anni dopo lo schiocco di dita di Thanos gli Avengers rimasti viaggiano nel tempo per recuperare le gemme dell’Infinito per far tornare tutti indietro, ma il Thanos del passato ha altri piani…


La classifica finale è la seguente:

1° Avengers Endgame

2°Avengers Infinity War

3°Pirati dei Caraibi ai confini del mondo

4° John Carter

5° Rapunzel l’intreccio della torre

6° Spiderman 3

7° Pirati dei Caraibi oltre i confini del mare

8° Harry Potter e il principe mezzosangue

9°Avatar

10° Le Cronache di Narnia il principe Caspian

Sunny (Rubrica manga, secondo episodio)

di Maya Germena

Bentornati alla rubrica che parla dei fumetti del Sol Levante.

Questa volta andrò a recensire un manga di cui da poco mi è capitato fra le mani il primo volume: Sunny di Taiyo Matsumoto (immagine 1).

Devo dire che è stata una vera e propria rivelazione, sia per quanto riguarda la storia sia per i disegni.

Sunny narra le vicende di un gruppo di bambini che vivono in un orfanotrofio alle prese con la loro vita quotidiana, spesso il mangaka ci fa immergere direttamente nei sogni dei bambini, così da comprenderne la loro personalità, ma anche per mostrarci come sentono le loro difficoltà. Infatti è molto toccante come questi bambini, e in particolare Haruo (il protagonista, insieme a Sei e Junsuke: immagine 2) vivano nel loro mondo fantastico, ma nel profondo siano ben coscienti delle loro sofferenze. Tutti questi sogni avvengono dentro Sunny, un’auto parcheggiata fuori all’orfanotrofio dentro la quale gli adulti non possono entrare, che da punto di incontro per tutte le storie L’espediente narrativo che però ho trovato più efficace è quello di farci vedere anche le piccolezze della vita di ognuno di loro, ciò lascia un sentimento di grande nostalgia.

La nostalgia viene resa anche molto bene dal particolarissimo stile di disegno di Matsumoto. L’atmosfera acquerellata e le chiazze delle guance dei bambini o delle chiome degli alberi rendono tutte le tavole molto delicate, nonostante vengano rappresentati anche i dettagli meno gradevoli o imperfetti degli umani, tutto ciò trasmette grande intimità al lettore, il quale si sente come se stesse osservando tutto dagli occhi di un bambino.

Non è un caso che per questo manga Taiyo Matsumoto abbia vinto il premio Shogakukan (che è uno dei più prestigiosi premi dell’universo manga), peccato solo che non venga tanto spiegata la nascita dell’amicizia fra i tre protagonisti.

In Italia non ha ancora ottenuto il successo che merita, ma è un’opera di grande pregio che ci mostra un Giappone reale e intimo, l’edizione italiana peraltro è anche molto curata con tanto di pagine a colori e note esaustive sugli usi e costumi del paese.

Il vero volto di Monet

di Elisa Vajana

I papaveri, 1873

Monet dipinse questo quadro durante il suo trasferimento in Argenteuil, sulle rive della Senna, conosciuto principalmente per i suoi splendidi paesaggi. In primo piano c'è Camille e l'altro figlio, Jean.

Il Sol Levante, 1872

Da questo quadro deriva il nome del movimento dell'Impressionismo.

Quando venne esposto, infatti, un critico lo giudicò come "impressione" in senso negativo, ma Monet volle accogliere questa espressione, da cui deriva il movimento culturale di cui fu fondatore.

Why scientists became spies

di Federico Damiano

Continuo dall'edizione cartacea

La storia non è una semplice concatenazione di cause ed effetti, la storia è il racconto dell’enorme folla di uomini e donne venuti prima di noi. Questo racconto è davvero molto vasto, e quindi va diviso in capitoli, che possono concludersi nel giro di pochi anni, persino pochi giorni, o coprire lassi di tempo. Di questi capitoli alcuni rimangono decisamente più impressi di altri nella memoria collettiva, e uno di questi è il periodo della guerra fredda. Le vicende di questo conflitto, sempre sfiorato ma mai davvero esploso, sono degne del miglior thriller dei giorni nostri. Leggere documenti dell’epoca catapulta in un mondo sul filo del rasoio, circondati da scienziati brillanti e spie abili, che contribuiscono ai tentativi sempre più disperati di primeggiare da parte di due superpotenze, disposte a tutto pur di correre più velocemente dell’avversario.

Il freddo del gennaio del 1950 stava soffiando fuori dalle finestre quando Klaus Fuchs confessò. Si rendeva conto di quel che aveva fatto? Cosa credeva di poter ottenere con le sue azioni?

Era il 24 settembre 1933 quando Fuchs, studente di fisica tedesco iscritto al Partito Comunista (Tedesco), mise per la prima volta piede nel Regno Unito. Era arrivato fin lì, finalmente al sicuro, grazie all’aiuto di due suoi amici antinazisti britannici, i fratelli Gunn, che gli avevano non solo garantito il visto di soggiorno in Inghilterra, ma anche la possibilità di continuare i suoi studi di fisica all’Università di Bristol, di cui erano benefattori. Finalmente, dopo tanti sforzi, Fuchs riuscì a conseguire la laurea nel 1937 e, aiutato ancora una volta dal signor Gunn, che non credeva sarebbe potuto diventare un buon insegnante, venne mandato a lavorare all’Università di Edimburgo sotto il celebre fisico quantistico Max Born, anche lui rifugiato tedesco.

A Edimburgo conseguì anche il dottorato in scienze e iniziò a spedire copie dei suoi articoli al padre in

Germania. Intanto, oltremanica, la famiglia Fuchs, dopo aver scontato delle condanne per aver parlato contro il governo, iniziarono ad aiutare ebrei e oppositori del governo nel passaggio oltre i confini tedeschi, ma uno dopo l’altro furono uccisi, si suicidarono o scapparono in America e Cecoslovacchia.

Era ormai il ‘39, e la guerra era sul punto di scoppiare. Mentre l’umanità si avvicinava a grandi passi verso il baratro, Fuchs fece richiesta per ottenere la cittadinanza britannica. Incontrò molte difficoltà per via delle sue origini tedesche, ma grazie a Born riuscì a provare di essere un antinazista. Tutto questo non servì, e l’anno successivo venne arrestato e internato sull’Isola di Mann e poi in Quebec. Lì, il fisico si unì a un gruppo comunista tedesco guidato da un certo Kahle e, grazie alle pressioni di Born, nel gennaio del 1941 poté ricominciare a lavorare a Edimburgo. Negli anni successivi continuò a farsi un nome come fisico e a stringere rapporti con altri membri del suo partito, fino ad entrare in contatto con i servizi segreti russi.

Nel 1944, mentre manteneva i suoi rapporti con i russi, iniziò a lavorare a Los Alamos, negli Stati Uniti, per contribuire alle ricerche degli alleati per produrre l’atomica prima di Hitler. Nell’ottobre ‘45, dopo la fine della guerra, divenne il direttore del laboratorio di Los Alamos e continuò a testare le atomiche per il governo, passando, nonostante gli fosse vietato, queste informazioni sia ai Britannici che ai Sovietici, aiutando la Russia a raggiungere l’atomica anni prima del previsto.

Ma perché aveva passato queste informazioni?

Come dichiarò dopo il suo arresto nel gennaio del 1950, Fuchs aveva uno scopo: migliorare l’umanità.

Nella sua ideologia, infatti, se una delle due superpotenze avesse raggiunto il monopolio dell’atomica, avrebbe prevalso sull’altra e di conseguenza, priva di avversari, avrebbe tenuto sotto scacco il mondo intero.

Passando le informazioni ai sovietici, invece, avrebbe accelerato il loro progresso, permettendogli di sviluppare l’arma a un costo più basso e in meno tempo: in questo modo, secondo lui, le potenze mondiali sarebbero state in equilibrio.

Ovviamente per le sue azioni fu incarcerato nel Regno Unito e criticato duramente, ma la sua storia è entrata nel mito.

L'etimo fuggente

di Gabriele Cinquegrana

Continuo dall'edizione cartacea

Dato che è una rubrica novizia, scriverò giusto due "stringhe" introduttive che non guastano mai. Da come si può brillantemente evincere dal titolo, il focus di questo spazio è l'etimologia: "lo studio intimo e profondo della parola da un punto di vista fonetico, semantico e morfologico". L'aspetto più avvincente di questa tipologia di studio è però la scoperta delle storie, vicende più o meno gloriose, che si celano dietro ad una parola su cui mai abbiamo riflettuto, e che hanno contribuito alla creazione di essa.

Dai Latinismi e grecismi ai francesismi e inglesismi, passando per forme strettamente gergali e dialettali del suolo nazionale, fino ad arrivare a sofisticati tecnicismi… tutto fa brodo per il nostro obiettivo principe, che è quello di divertirci conoscendo parole nuove. Detto questo, buona lettura.

Ah, quasi dimenticavo: potrebbe capitare di porre in analisi l'etimo di parole… non propriamente all'insegna del politically correct, per così dire. Ovviamente questo rientra nell'obiettivo mio e nel fine di voi lettori, ossia intrattenersi e allo stesso tempo conoscere. E poi… sono tutte parole attestate negli svariati dizionari della lingua italiana, quindi perché non prenderle in esame?


Quando parliamo di etimologie non dobbiamo a tutti i costi pensare a termini complessi dalle inestricabili origini. Pensiamo semplice! Pensiamo agli oggetti che ci circondano, agli alimenti di cui ci nutriamo. Ad esempio, vi siete mai chiesti da dove deriva il termine marmellata? Probabilmente no. Io, che ho molto tempo da perdere, sì.


Marmellata: il termine marmellata deriva dal portoghese "marmelada" che indica la composta di melo cotogno, in portoghese "marmelo”. Il termine portoghese è a sua volta derivante dal latino "melimelum" traslitterato del greco μελίμηλον ovvero "melo innestato su un cotogno". L'etimologia ci suggerisce sia la vetusta età del termine sia come le nostre amate conserve fossero, perlomeno in epoca greca e romana antica, quasi esclusivamente di mele cotogne. La presenza della marmellata, o almeno di una sua rudimentale versione, è attestata già tra V e IV secolo a.C nel ricettario romano di Apicio, che ci narra come i Greci riscaldassero le mele cotogne e il miele per ottenere un composto estremamente zuccherino. In epoca Romana invece si univano alle cotogne, oltre al miele, mosto o vino. Lo zucchero fa capolino in Europa solo alla fine del Medioevo, in cui si prepara una marmellata molto vicina ai giorni nostri.

Infine c'è una leggenda piuttosto curiosa sull'etimologia di marmellata riguardante Maria de' Medici. Questa dopo essersi trasferita in Francia con il marito Enrico IV ebbe un momento di "mancanza di vitamina C", quasi una nostalgia per i suoi frutti preferiti della terra italica: le arance.

Decise quindi di mandare dei suoi uomini in Italia affinché ne cogliessero miriadi. Per far sì che la marmellata si conservasse durante il trasporto fu messa in dei contenitori con su scritto "per Maria ammalata", che molti in Francia lessero "por marimalade" e quindi "marmalade".


Proviamo ora a pensare ad un oggetto di cui noi, fieri italici, non possiamo fare a meno. Un salvifico strumento di igiene intima profondamente rigettato dal suo creatore: la Francia. Stiamo ovviamente parlando del bidet.

Etimologicamente parlando, il termine bidet significa propriamente cavallino, nella fattispecie il pony, e indica la posizione assunta da chi ci si siede sopra, richiamante la cavalcata del cavallo. La radice -bid è di origine celtica e ha come significato piccolo mentre il termine "bidein" indica una piccola creatura. Non ci sono riferimenti cronologici ben definiti sull'origine di tale sanitario ma la sua esistenza è attestata sin dai primi del ‘700. A tal proposito, un certo Christophe De Rosiers (suo presunto inventore) lo installò per la prima volta nella Reggia di Versailles e di lì a poco sarebbe poi "spopolato" tra i succubi… ehm cortigiani del Re Sole. Purtroppo vi è l'idea che fosse avvenuto più per una moda che per il suo "reale" utilizzo. Luigi e i suoi aficionados preferivano servirsi del bidet più come semplice oggetto d'arredo. Infatti a quell'epoca vi erano obnubilanti credenze religiose che ne sconsigliavano altamente l'uso poiché lavarsi le proprie parti intime implica per forza di cose un minimo contatto, visivo e fisico, e questo non era chiaramente ammissibile, per l'amor di Dio. Pensate a questo: si dice addirittura che il Re Sole avesse il terrore di lavarsi per paura di contrarre malattie e che per questo, in tutta la sua vita, si sia immerso in una vasca da bagno solo tre volte.

Il primo modello della storia d'Italia, in legno intarsiato e acciaio, è sito nella Reggia di Caserta. Fu installato lì per volere della Regina di Napoli Maria Carolina d'Asburgo-Lorena e quando i Savoia arrivarono nel Regno delle Due Sicilie e fecero l'inventario della Reggia, essendo totalmente all'oscuro del pittoresco oggetto, lo definirono come uno " strano oggetto a forma di chitarra".

Il resto... è storia, come si suol dire. Vi basti sapere che in Italia il bidet si diffuse capillarmente solo dopo gli anni sessanta del secolo scorso e in quegli stessi anni in Francia fu a poco a poco eliminato dalle case, per lasciare maggior spazio ad altri sanitari. Non sappiamo se, eticamente parlando, la scelta di avere un bidet in casa sia giusta o meno giusta, e se, in un'ottica meramente utilitaristica, sia più funzionale o meno al raggiungimento di una corretta igiene intima. Friedrich Nietzsche era però convinto di questo: "un uomo di genio è insopportabile se non possiede almeno due altre qualità: gratitudine e pulizia".